Giovani ricercatori

Giovani ricercatori

Molti sono i giovani ricercatori che ogni giorni si recano in laboratorio o negli atenei per portare avanti progetti di ricerca, spesso poco sostenuti e finanziati. Molti di questi giovani ricercatori, in Italia soprattutto, sono pronti a lasciare il loro paese per portare avanti i loro studi e progetti in altri Stati.

Si parla, infatti, della cosiddetta “fuga di cervelli”, giovani brillantemente laureati che non riescono a lavorare o ad avere opportunità concrete nel nostro paese che decidono di partire verso  nazioni che danno più valore e riconoscono il loro lavoro.
Il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, così interviene a una trasmissione radiofonica: “Non sono così affezionato al termine “brain drain”: sono più preoccupato dallo squilibrio tra le persone che lasciano il Paese e le persone che rientrano”.

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca già all’inizio del 2012 ha promosso attività a sostegno dei giovani.  Co il programma, chiamato “Rita Levi Montalcini”, il Miur metteva a disposizione uno stanziamento di 5 milioni di euro per le università che offrivano un contratto ai giovani professionisti e che favorivano così il rientro dall’estero di giovani ricercatori per seguire e portare avanti progetti di ricerca presso atenei italiani.

Il MIUR ha rinnovato poi anche quest’anno il programma “Futuro in Ricerca 2012", con il quale vuole continuare il lavoro di promozione e sostegno dei giovani ricercatori, sia favorendo il ricambio generazionale all’interno dei laboratori di ricerca e negli enti statali, sia aiutando le giovani eccellenze scientifiche, che già lavorano e studiavano all’interno di atenei e strutture pubbliche di ricerca nazionali sotto la gestione del Ministero.

L’obiettivo è quello di consolidare le basi scientifiche del paese, sostenere il lavoro di ricerca negli istituti ed evitare così la fuga dei giovani ricercatori in altri Paesi europei o internazionali. Sara abbastanza?

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